Spazi sconfinati e pacificamente vuoti definiscono un linguaggio architettonico inedito, proiettato nel futuro, in cui arredi e natura si fondono in un minimalismo onirico, capace di avvolgere e isolare, di rilassare e sospendere il tempo. In una stanza rosa, un arco apre lo sguardo su una collina soffusa di luce, nelle stesse delicate sfumature dei pizzi Sophie Hallette; intanto, i ricami e le trasparenze di Seterie Argenti si dispongono come una scala enigmatica, protesa verso un cielo immacolato. In una sala dai muri candidi, una finestra rotonda incornicia un paesaggio silenzioso, le cui tonalità si riflettono sulle grucce firmate P.M.P.. Le fibre di lino rosa di Libeco sembrano adagiarsi su una tela argentea, così come nuvole leggere si posano su acque specchianti. In un altro ambiente, dove il soffitto si apre in finestre circolari, affiora una vegetazione ambrata che si riflette nei raffinati ricami ocra e beige di Fabric Lab Italy, mentre i lini Marini Industrie si tingono di celeste e sabbia, evocando una surreale finestra sul mare. L’esterno della Casa 3.0 si immagina essenziale e puro ma dolcemente sinuoso, come la rete e il jersey firmati E-Style. All’interno, gli jacquard Goutarel si accendono di turchese e rosa in un soggiorno ad archi dal quale si intravede la piscina. Infine, al calare della sera, quando il cielo si oscura e il celeste si desatura, la sala si veste delle stesse cromie dei cotoni Magma Têxtil, mentre gli accessori di Nastrificio Achille Valera Lissoni si intrecciano nello spazio, richiamando un arredo accogliente e fluido, visione di un futuro utopico, armonioso e gentile.